vai al contenuto. vai al menu principale.

Il comune di Carpignano Sesia appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Novara

Storia - Economia

La Storia di Carpignano Sesia

Il Seicento e il Settecento

Il secolo XVII fu particolarmente negativo per la storia europea: segnato da continui conflitti dinastici e confessionali, con l'inevitabile seguito di crisi demografiche e produttive, nonché di mortalità e di epidemie, determinò la fine dello sviluppo che si era manifestato durante il '500 e uno stato generale di prostrazione e recessione, dopo il 1619 e specie negli anni '40, da cui si poté uscire in tempi molto lunghi e con estrema difficoltà. Ultimo segno della relativa prosperità creatasi nel '500, fu per Carpignano la concessione del privilegio del mercato settimanale.
Filippo III di Spagna, richiesto dal feudatario conte Gerolamo Piatti, il 27 agosto 1611 gli concedeva che nel predetto luogo di Carpignano, Territorio Novarese, ciascuno Mercordì di ciascuna settimana si possa errigere et celebrare un mercato senza contraditione alcuna, nonché la facoltì di farvi un Porto sopra il fiume Sesia (che non ci risulta sia però stato mai realizzato). Dopo l'approvazione del Magistrato delle Regie Ducali entrate ordinarie dello Stato di Milano, il mercato settimanale a Carpignano poté iniziare mercoledì 5 settembre 1612". La concessione sarebbe stata fonte di positive conseguenze per l'economia del paese, fino ai giorni nostri. In progresso di tempo, durante il '700, al mercato settimanale si affiancò pure un floridissimo mercato del bestiame, così dei cereal delle canape e d'ogni derrata.
La morte del duca di Mantova Francesco IV Gonzaga nel dicembre 1612 apriva la prima guerra per la successione ai suoi feudi di Mantova e del Monferrato: subito suo suocero Carlo Emanuele di Savoia rivendicò i propri diritti, ma contro di lui scese in campo la Spagna a favore del fratello del duca defunto.
Le autorità militari spagnole ordinarono nel 1614 alla città di Novara di porsi in stato di difesa, e alle terre del Contado di mandare ogni giorno 100 uomini in armi per la guardia alle mura del capoluogo.
Nell'ottobre di quell'anno il comune di Carpignano chiedeva in prestito 200 scudi per soccorrere la Comunità nei presenti pericoli di guerra.
La pace di Asti nel 1615, poi quella di Parigi e Madrid nel 1617 chiudevano il conflitto assegnando il Monferrato al ramo mantovano dei Gonzaga.
Tra 1625 e 1626 troviamo stanziata a Carpignano la Compagnia Militare del conte Mansfelt, definito germanus, tedesco, ossia dell'esercito imperiale asburgico' 03. Forse la sua presenza si inserisce nel quadro del conflitto tra spagnoli e austriaci (in cui sono coinvolti anche francesi, sabaudi, veneziani, genovesi) per il controllo della Valtellina e dei Grigioni, scoppiato nel 1620, conclusosi temporaneamente nel 1626, e con strascichi fino al 1637, episodio della più vasta Guerra dei Trent'anni.
Una seconda guerra di successione del Monferrato si aprì nel 1627, con l'estinzione dei Gonzaga di Mantova. Si fronteggiavano allora i rami di Gonzaga Nevers e di Gonzaga Guastalla, sostenuti rispettivamente dalla Francia e dalla Spagna, mentre l'imperatore Ferdinando TI rivendicava la devoluzione del feudo all'impero. Dopo che gli spagnoli ebbero assediato Casale, i francesi invaso il Piemonte e i lanzichenecchi asburgici saccheggiato Mantova, nel giugno 1631 la pace di Cherasco chiuse la guerra (dando Pinerolo alla Francia, ai Nevers Mantova e Monferrato). La Francia, divenuta potenza egemone in Piemonte, avviò una generale offensiva antispagnola in Italia set tentrionale, che portò alla battaglia vittoriosa di Tornavento nel 1636; i francesi e i sabaudi alleati, tuttavia, non proseguirono l'attacco verso Milano, non sfruttando in tal modo la vittoria.
Anche questi episodi bellici ferirono il nostro territorio. Nel dicembre 1634, tanto per cominciare, fu alloggiata in Carpignano la Compagnia di Corazze del Sig.r Cap.no Fran.co Spadino Pizinino, che da aprile a luglio 1635 si trasfed a Siilavengo. Archibugieri a cavallo e corazzieri a cavallo spagnoli erano acquartierati a Carpignano nel secondo semestre del 1635. Nell'agosto 1636 risiedeva nel nostro villaggio l'Ill.mo ed Ecc.mo Governatore e Capitano Generale dello Stato di Milano don Diego Felzez de Guzman marchese di Leganès, delegato del vicerè Conte di Monte Rey y Fuentes, e nominava suo procuratore l'Ill.mo don Francesco Pallavicino conte di Sangrate e Regio Tesoriere Generale, allo scopo di esigere la somma di 10 000 ducati destinata al pagamento dell'Infanteria e Cavaleria che di questo Regno (il Regno di Spagna) si manda per socorso di Cotesto Stato [lo Stato di Milano]. Ancora per tutto il 1636 e 1637 furono alloggiati a Carpignano soldati spagnoli.
Solo nel 1648 la pace di Vestfalia sembrò porre termine a ben tre decenni di guerre che avevano seminato morte e distruzione in tutta Europa.
La guerra prostrava ovviamente l'economia agricola delle nostre terre. Distruzioni di cascinali, abbandono di coltivazioni, caduta delle rendite agrarie furono tutte piaghe sanguinosissime inferte alle nostre popolazioni.
In quei frangenti fu saccheggiata e incendiata la Cascina di San Michele, detta la Cascinetta, di proprietà del beneficio parrocchiale: detta Cassina fu abbruggiata totalmente dall'essercito Cattolico [ossia spagnolo] fermatosi in questo territorio per scacciar li Francesi dal Stato di Milano, et fù questo a dì 30 luglio 1636, così lasciò scritto il parroco Giovan Battista Pruinetta nel 1655.
Diversa la versione tramandataci dal suo collega parroco Giovanni Francesco Soglio, forse più informato, nel 1652: la Cassina di san Michele (...) qual refece il sudetto Curato a sue spese et ampliò doppo esser stata abbruciata dal essercito Francese totalmente l'anno 1636 li 12 di giugno, et la refece de novo eccetto le muraglie.
Presenze, occupazioni e alloggiamenti militari coatti proseguirono a Carpignano ancora a lungo. Nel febbraio 1638 si fece la ripartizione della spesa assegnata al nostro paese per il mantenimento della Compagnia d'Infanteria del S.r Cap.no Verno nel Castello di Confienza; nel primo semestre dell'anno vi alloggiavano reparti di cavalleria, dragoni e fanteria.
Il comune di Carninano, oberato di debiti, non poté pagare la quota dovuta per gli alloggiamenti militari del 1638, perciò nel febbraio dell'anno seguente la Regia Ducale Camera di Milano mandò in paese alcuni soldati intenzionati a non andarsene finché il debito non fosse saldato. In quel medesimo 1639 le rendite dei beni della prebenda canonicale di Santa Maria eretta in San Gaudenzio di Novara, siti in Carpignano, potevano essere solo di lire 400, sebbene in passato non essendovi guerra se ne cavasse ogni anno lire 600109.
La Cascina Luminera, o Cascina della Comunità, a lungo disabitata a causa delle inondazioni della Sesia, nonché per le irruzioni di soldati nostri e nemici (ossia spagnoli e francesi) e per le scorrerie dei sabaudi, giaceva in stato di rovina, e in essa si raccolgono uomini malvagi a scopo di rapina, con grandissimo danno delle persone e degli animali della Comunità. Finalmente nel 1651 si trovarono i fratelli Giannantonio e Carlo Pagani, mercanti novaresi, che si offrirono di prendere in locazione per 24 anni la cascina e i suoi terreni, impegnandosi a renderla abitabile, per un canone di 300 lire l'anno.
All'aprirsi del secolo XVIII l'Italia del nord fu nuovamente teatro di guerra.
La morte di Carlo II di Spagna nel novembre 1700 aveva fatto scendere in campo i Borbone francesi e gli Asburgo austriaci per contendersi il trono vacante.
I Savoia, anche allora, si schierarono con la Francia, ma per breve tempo, giacché passarono ben presto al campo opposto. Le terre lungo la Sesia (confine tra Lombardia spagnola e Piemonte sabaudo) vennero presto coinvolte direttamente nel conflitto.
Contingenti militari francesi e tedeschi si trovavano a Carpignano nei primi mesi del 1705 26 Il castello del nostro paese era occupato da una guarnigione di cavalleria francese agli ordini del comandante Belmont.
Nel quadro delle operazioni belliche Carpignano dovette fornire a più riprese contingenti di uomini: nel 1706 (l'anno dell'impresa di Pietro Micca) 33 guastadori furono mandati al travaglio nelle terre del Piemonte verso Torrino; nel 1708 si chiedevano informazioni a Novara sul contingente militare per la leva per la portione spettante a detta Comunità per li soldati; il 24 giugno 1709 arrivò in paese un inviato del Commissario Generale dello Stato di Milano con l'ordine di dover per servitio di Sua Maestà mandar due cavalli a Novara per condurre le vetovalie per l'armata di Sua Maestà in campagna.
Il magro bilancio della Comunità era in quegli anni gravato da fattioni militari; cioè per fortificattione del castello della Comunità, guardie alla Sesia, al castello, sopra del campanile, et spie, messi, portatori di lettere et guide.
Nel settembre 1706, dopo un brevissimo assedio, Novara si sottometteva al principe Eugenio di Savoia. Qualche mese dopo la città e il suo contado (quindi anche Carpignano) erano però restituiti all'impero asburgico, mentre ai Savoia restavano la Valsesia, la Lomellina, Valenza e l'alessandrino.
Questa situazione di fatto venne riconosciuta nel 1713 con la pace di Utrecht, che pose fine alla guerra di successione spagnola.
I duchi di Savoia, promossi nel 1713 re di Sicilia per breve tempo, vent'anni dopo approfittarono della guerra per la successione al trono di Polonia per assicurarsi il Novarese, che gli accordi di Utrecht avevano lasciato all'Austria.
Carlo Emanuele III nel 1733, con l'appoggio francese, passò la Sesia e assediò Novara: la città gli si arrese dopo tre mesi di vana resistenza, ma solo al termine della guerra, nel 1738, il Novarese fu assegnato definitivamente al Regno di Sardegna assieme col Tortonese e le Langhe.
Aveva termine in quell'anno la secolare appartenenza della nostra terra alla Lombardia.
La Sesia cessava così dopo secoli di essere confine di stato: questo difficile compito passava al Ticino.
Pochi anni durò la stasi dei conflitti: nel 1742 la contesa europea si riaprì per la successione al trono austriaco, nella quale Carlo Emanuele III fu a fianco di Maria Teresa d'Asburgo col patto che gli venisse garantito di mantenere lungo il Ticino il proprio confine orientale.
A servizio dell'Austria militava anche il principe Eugenio di Savoia, un contingente delle cui truppe passò per Carpignano nel febbraio 1746: un soldato del principe Eugenio fu infatti padrino di battesimo della figlioletta di un soldato dell'esercito ungherese, e il rito fu celebrato nella nostra parrocchialel3l. La pace di Aquisgrana, nel 1748, chiuse anche quella guerra.
Prima di essere annesso al regno sabaudo, tuttavia, il Novarese fece in tempo a sperimentare alcune delle riforme illuminate promosse dall'impero asburgico.
Promossa dall'imperatore Carlo VI si avviò attorno al 1720 la nuova misurazione di tutti i terreni e di tutte le proprietà immobili.
A Carpignano e nei paesi circostanti i rilevamenti vennero effettuati nel 1723. Sospese per le guerre di successione polacca e austriaca, le operazioni ripresero nel 1749 e produssero le planimetrie e i sommarioni che costituiscono uno strumento privilegiato per la conoscenza morfologica del suolo e per lo studio dell'economia alla fine dell'antico regime: il cosiddetto catasto teresiano.
Carpignano, nel Settecento, aveva comunque conservato un ruolo di qualche rispetto nell'economia del Basso Novarese.
Secondo la relazione dell'Intendente Capris di Castellamonte a metà del secolo, nel nostro paese si trovava una delle poche confettorie (cioè con- cene di pellami) della Provincia, le quali costituivano per altro l'unica attività propriamente manifatturiera della zona; oltre alla confettoria (che era stata impiantata in paese nella prima metà del Seicento dalla famiglia dei Molla, provenienti da Menaggio), si annotava che a Carpignano vi è per anco la tintoria, la quale è solo per le tele grosse.


Tratto da:
"Carpignano Sesia"
a cura dell'Associazione Turistica Pro Loco, Interlinea
Novara, 1997, tutti i diritti riservati